È (già) stregato il libro di Rossana Campo che a dicembre riceverà anche il premio Elsa Morante. Dove troverete un altro padre come il mio, 2015 è un libro nuovo per la scrittrice genovese, classe ’63. Infatti, nonostante la carriera prolissa della scrittrice, lo strega giovani 2016 è la prima opera (pluri) premiata. Del resto come stupirsi se In principio erano le mutande, 1992, ci racconta di un esordio narrativo che, successo a parte, date anche le traduzioni in diversi paesi come Francia, Spagna, Paesi Bassi, Germania, Portogallo, Polonia, Grecia, Romania, ha una trama davvero semplice, un aggettivo che in questo caso è sinonimo di banalità e frivolezza: ingredienti base per il successo tra i lettori italiani? Può darsi: Imma, una ragazza di Napoli che vive a Genova, frequenta un’amica di nome Gina (nome da donna discutibile) e pratica lavori vari e poco redditizi. La sua vita affettiva è un disastro, dovendosi accontentare di rapporti occasionali con uomini di poco spessore, finché un giorno non incontra un pompiere di cui si innamora subito, arrivando a incendiare casa sua, pur di rincontrarlo. Insomma una serie di sfighe amorose dal linguaggio basso e carnale. Contento chi legge, italiano o meno. Ma diamole un’altra chance e veniamo alle pubblicazioni del XXI secolo: Sono pazza di te, 2001, è il sentimento di una protagonista terrona, innamorata ma forte e combattiva: una creazione degna della Campo; Duro come l’amore, 2005, un inno alla malinconia e alla paranoia, immancabile il tema dell’attrazione fisica. Un tema quanto mai esplicito in un suo titolo del 2014: Fare l’amore. E non c’è bisogno di ulteriori commenti.

L’idea è che Rossana Campo si dia in pasto ai suoi stessi libri con tutta la pancia e troppa poca testa. Per questo motivo Dove troverete un altro padre come il mio, è un libro nuovo ma non diverso, la pancia c’è tutta (e pure lo stomaco, e pure quella parte del cervello che tenta di elaborare un lutto). Ma c’è molto altro: innanzitutto un’appartenenza biografica abbastanza forte da suscitare nel lettore sentori di verità. Quest’uomo, Renato, è amato e odiato nella stessa misura dalla figlia, per via di quelle emozioni che molto spesso accomunano la prole, ovvero la sensazione, spesso consapevolezza, di somigliare al genitore con il quale si hanno maggiori difficoltà comunicative e relazionali. Nel libro questo riconoscimento va oltre la mera descrizione per diventare una domanda sulla realtà e sulla vita, anche se questa realtà è tragica, se questa vita necessita di qualche piacere in itinere.

“Questo libro è la storia di me bambina e di lui, Renato, mio padre. E di me donna, e ragazzina che ha avuto a che fare con uomo molto speciale, un uomo vitale, libero e sofferente, allegro e inaffidabile, un uomo che è stato il meglio e il peggio che mi potesse capitare, riunito insieme.” Ecco perché mettere insieme queste pagine è stato come maneggiare pezzi di vetro, probabilmente di una bottiglia vuotata lentamente nel tentativo di ricomporre la propria storia. Ma non c’è ubriachezza e neppure leggerezza in quest’opera, seppure la nudità ci sia, ma parliamo di altro, parliamo di qualcosa di spirituale e non tangibile: un tentativo di fare i conti con la propria esperienza, con quei tratti del carattere randagi ed ereditati che non ci piacciono e che per tutta la vita cerchiamo di negare, reprimere, cambiare, quando a volte andrebbero solo accettati in pace.

Il caso di Rossana Campo fa riflettere sul fatto che forse la letteratura frivola porta tanti lettori (ahinoi!), ma è un fatto che laddove si superino i propri limiti narrativi arrivino anche le soddisfazioni (e qualche lettore più colto).