La notizia arriva con le prime luci del giorno, forse con la stessa intensa luce dell’alba che videro i membri dell’equipaggio del «Granma» sulla costa dell’isola prima di sbarcare e cominciare l’impresa che ha segnato il riscatto della dignità latinoamericana.

Negli occhi di quel gruppo di uomini e donne che toccò la sabbia bianca di Cuba c’era anche la luce dei caduti nell’assalto della Moncada, e per questo, il braccialetto con la scritta «26 luglio» era l’identità di coloro che – come avrebbe scritto più tardi un argentino chiamato semplicemente Che – compivano il grande passo verso la condizione superiore dell’insorto, del ribelle, del militante e divenivano guerriglieri.

La dignità latinoamericana cominciò con il colore verde oliva e l’odore di cordite, polvere, sudore delle marce dentro la foresta, la fatica del combattere che, invece di stancarsi, dava ancora più slancio alla vocazione di giustizia dei guerriglieri, dei combattenti di Fidel, dei barbudos che indossavano vestiti sbrindellati, armati di machete da contadini e fucili sottratti al nemico in combattimento.

I combattenti della Sierra Maestra, i guarjios, gli studenti, e i poeti, passo dopo passo, sparo dopo sparo, mostrarono all’America Latina che la stella del Comandante Guerrigliero era il distintivo del primo a combattere, di colui che dava l’esempio e coltivava la fiducia in un destino migliore.

E mentre i guerriglieri del «26 luglio» avanzavano sulle montagne e attraversavano la giungla, in tutto il continente latinoamericano dal rio Bravo fino alla Terra del Fuoco, gli uomini umili innalzavano le loro bandiere di stracci, «perché adesso la storia dovrà fare i conti con i poveri d’America»

Oggi è il giorno del ricordo rivoluzionario. È il giorno del dolore di coloro che ebbero il coraggio di compiere un grande e imprescindibile passo, abbandonare un’esistenza arrendevole e di sottomissione per unirsi al percorso senza ritorno della lotta rivoluzionaria. Hasta la Victoria Siempre Fidel! Hasta la visctoria siempre Comandante Guerrigliero!

di Luis Sepulveda